L’AI fa i compiti al posto dei ragazzi, ma un modello AI italiano se ne accorge e li guida a ragionare da soli

TetiAI, società italiana di intelligenza artificiale, ha rilasciato teti-cognition-1, un modello open source e gratuito progettato per riconoscere quando gli studenti delegano all’AI il proprio ragionamento.


Il tema, il riassunto, la versione di latino: per molti studenti l’intelligenza artificiale è diventata il modo più rapido per consegnare un compito senza doverci pensare. Secondo un’indagine di Generazioni Connesse e Skuola.net, l’84% degli studenti italiani l’ha già usata per la scuola, ma solo il 18% ha ricevuto indicazioni precise dal proprio istituto. Per affrontare il problema TetiAI, società italiana di intelligenza artificiale, ha rilasciato teti-cognition-1: un modello open source e gratuito che legge le conversazioni con un assistente AI e riconosce quando una persona sta delegando il proprio ragionamento invece di esercitarlo, così che l’assistente possa aiutarla a pensare invece di pensare al posto suo.

Il primo «cognition model», una nuova categoria di modelli di intelligenza artificiale definita da TetiAI. Non scrive testi e non risponde a domande: legge la conversazione tra una persona e un assistente AI e, per ogni messaggio, riconosce se chi scrive sta delegando il ragionamento, se porta idee proprie, se cerca di capire e se verifica le risposte. Come si usa. Si affianca a qualsiasi assistente AI, perché gli basta il testo della conversazione. L’assistente riceve i segnali mentre la conversazione avviene e può adattarsi: se uno studente scrive «fammi il tema», può chiedergli prima la sua tesi, proporgli una scaletta da completare, invitarlo a verificare le fonti. Chi può usarlo. Scuole e università, piattaforme di apprendimento ed editori scolastici, aziende che sviluppano assistenti AI, ricercatori che studiano in forma anonima come le persone usano l’intelligenza artificiale.
I vantaggi. È gratuito e open source: modello, codice, dati e linee guida sono pubblici. Gira in locale, anche su un normale portatile, quindi le conversazioni non escono dal dispositivo. È leggero, perché non genera testo. Funziona in decine di lingue, italiano compreso
.

Un cervello ancora in costruzione

Secondo il National Institute of Mental Health statunitense, il cervello completa la sua maturazione solo nella seconda metà dei vent’anni, e una delle ultime aree a svilupparsi è la corteccia prefrontale, che governa pianificazione, priorità e capacità di decidere.

Marcello Violini

Gli anni della scuola sono quelli in cui si impara a ragionare, argomentare e scrivere: le stesse attività che oggi si chiedono sempre più spesso all’AI. Secondo NoPlagio e TGM Research, il 75% degli studenti italiani tra i 16 e i 18 anni usa l’AI per scrivere temi e progetti. E le prime ricerche suggeriscono che il prezzo può essere alto: in un esperimento del MIT Media Lab su 54 persone tra i 18 e i 39 anni, l’83% di chi aveva scritto un saggio con ChatGPT non riusciva a citarne una sola frase subito dopo, contro circa l’11% di chi l’aveva scritto da solo o con un motore di ricerca. «A sedici anni si impara a ragionare facendo fatica: scrivendo, sbagliando, correggendo», afferma Marcello Violini, cofondatore di TetiAI. «Se quella fatica la fa sempre l’AI, rischiamo di crescere una generazione che sa ottenere risposte ma non sa costruirle. Vietare l’intelligenza artificiale non serve. Serve un’AI che si accorga quando stiamo smettendo di pensare e ci rimetta al lavoro».

Una nuova categoria: i cognition model

Gli assistenti AI generalisti sono costruiti per esaudire le richieste nel modo più utile e veloce possibile: se uno studente chiede il tema, lo scrivono. Alcuni offrono modalità di studio, ma è chi li usa a doverle attivare. Per questo TetiAI ha affidato il compito a un modello separato, che osserva la conversazione dall’esterno e guida l’assistente. teti-cognition-1 è il primo di una nuova categoria di modelli che l’azienda ha chiamato «cognition model»: modelli che non producono risposte, ma misurano come sta ragionando chi le riceve. Come esistono modelli specializzati per cercare testi o moderare contenuti, sostiene TetiAI, serve una categoria dedicata a proteggere il ragionamento di chi usa l’intelligenza artificiale. «Gli assistenti di oggi sono addestrati a esaudire le richieste, non a proteggere la mente di chi li usa», spiega Violini. «E non può essere l’assistente a giudicare se ci sta rendendo dipendenti da lui: serve un modello a parte, indipendente, che guardi la conversazione dall’esterno e lo guidi. È quello che chiamiamo cognition model».

In Teti su richiesta, presto nelle scuole

L’intelligenza artificiale sta entrando ufficialmente in classe: nel 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato le prime linee guida nazionali sul suo uso a scuola, con un principio chiaro: la persona resta al centro. Su richiesta, TetiAI integra teti-cognition-1 in Teti, il suo assistente, che può così usare questi segnali per portare la conversazione verso il ragionamento invece che verso la risposta pronta. Nelle prossime settimane TetiAI lancerà piani agevolati dedicati a scuole e università: dirigenti scolastici, docenti e atenei interessati possono già scrivere a support@teti.ai. «Le scuole non possono ignorare l’intelligenza artificiale, e non dovrebbero vietarla. Ma possono scegliere un’AI che aiuti i ragazzi a pensare invece di pensare al posto loro», dice Violini. «È quello che vogliamo offrire: un assistente che, quando uno studente gli chiede di fargli il compito, prima gli chiede che cosa ne pensa».

Prima versione, risultati già solidi

Quella rilasciata è la prima versione, e ne seguiranno altre con nuove lingue e nuovi casi d’uso. I risultati sono però già solidi: nei test pubblicati insieme al modello, teti-cognition-1 raggiunge un’accuratezza dell’81% nel riconoscere il tipo di delega, e dell’89% in italiano, contro il 48% di un sistema di confronto che dà sempre la risposta più frequente. Il modello non dà voti e non sorveglia nessuno: TetiAI ne esclude espressamente l’uso per valutare o classificare studenti e dipendenti e per qualsiasi decisione su una persona. Descrive come si svolge una conversazione, non le capacità di chi scrive. «Abbiamo reso tutto pubblico perché una misura del genere deve poter essere controllata da chiunque», conclude Violini. «Chiunque può scaricare il modello, verificarlo e migliorarlo».

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