Lettera aperta al Mase sulla Strategia nazionale per la povertà energetica

Al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin
Al Viceministro del Mase Vannia Gava
Alla cortese att.ne di Andrea Maria Felici, Dir. competitività ed efficienza energetica, Mase
LETTERA APERTA AL MASE IN VISTA DELLA STRATEGIA NAZIONALE PER LA POVERTA’ ENERGETICA 

Roma 20 giugno – La pandemia e la crisi dei prezzi dell’energia hanno portato in primo piano il tema del disagio economico per un numero crescente di famiglie e, unito a questo, l’aumento di persone che non ha accesso ai servizi energetici di base, ossia la cosiddetta povertà energetica. L’Unione Europea ha messo questo tema al centro delle nuove direttive legate al Green New Deal, ma è sempre più evidente come il fenomeno abbia delle caratteristiche peculiari locali. Per questo è necessario considerare delle specifiche nazionali e a volte anche regionali a livello di singolo paese. 

Visto l’avvicinarsi delle scadenze utili per cui i paesi Ue tra cui l’Italia devono realizzare una propria Strategia nazionale contro la povertà energetica, come Alleanza contro la povertà energetica, network votato alla comunicazione e informazione delle istanze legate a contrastare questo fenomeno, inviamo alcune considerazioni e punti di attenzione basate sulle testimonianze raccolte in questi anni di attività, al fine di agevolare ancor più l’attenzione a un tema così centrale per le famiglie e per una transizione ecologica efficace e per facilitare l’individuazione di soluzioni. 

Riteniamo infatti che lavorare uniti a tutti i livelli governativi da quello europeo a quello più strettamente locale dei comuni con il coinvolgimento del Terzo settore è il solo mezzo efficace per assicurare una transizione energetica che non lasci indietro nessuno. 

Nel complesso vorremmo sottolineare la necessità di porre attenzione con questo strumento anche ai redditi medi. A causa dell’aumento del costo della vita difatti si tratta di persone che oggi hanno perso una capacità di risparmio e investimento, fatto che non solo li rende al limite della vulnerabilità, ma rischia di rendere ancora più difficile la ripresa economica. Per questo crediamo molto nell’implementazione di azioni legate all’efficienza energetica con lo strumento della cessione del credito. Unico strumento in grado di essere elemento facilitatore di investimenti importanti per le persone vulnerabili e chi è sulla soglia di tale situazione. 

Come primo punto la conoscenza. Sappiamo che su questo sono all’attivo già diverse progettualità anche internazionali per approfondire e individuare con maggiore attenzione e puntualità chi è in povertà energetica. Quello su cui crediamo si debba anche mettere al centro dell’attenzione è la localizzazione delle aree più interessate dal fenomeno, così da favorire anche la scelta di realizzazione di comunità energetiche o azioni di efficientamento degli immobili, a supporto delle persone in difficoltà in modo più puntuale e risolutivo. Così come risulta utile evidenziare le politiche in altri Paesi UE che abbiano prodotto risultati utili per questa categoria di utenti vulnerabili. 

Gli strumenti. Come Alleanza contro la povertà energetica riteniamo che i bonus in bolletta, peraltro di entità modesta, non siano l’unica strada per arginare in modo più strutturato il problema della povertà energetica, in quanto non generano un affrancamento o un efficientamento dei consumi. Per questo suggeriamo di lavorare, per quanto sia più complesso, su strumenti ad essi ancillari che agiscano alla radice del problema, riducendo i costi dei servizi energetici grazie all’efficienza energetica e alla produzione da rinnovabili; strumenti che possono essere perfezionati partendo anche da opportunità già esistenti. Chiediamo inoltre che sia valutata in questa fase di transizione l’istituzione di un fondo di emergenza per le famiglie a basso reddito che fanno fatica a pagare le bollette, a causa di perdite di lavoro o perdita di reddito improvviso, in modo da sostenerle prima che cadano in uno stato di povertà energetica o assoluta. 

Se guardiamo alle comunità energetiche, pensiamo che possano rappresentare un supporto alle persone in povertà energetica. Gli incapienti contribuiscono però poco al consumo e alla creazione degli incentivi per la condivisione, quindi secondo le ordinarie regole di riparto in una comunità energetica rischiano di avere scarsi vantaggi. È pertanto importante che siano associate a interventi di efficientamento energetico che prevedano l’adozione di pompe di calore o caldaie ibride con pompa di calore, in modo da aumentare la quota di energia condivisa sfruttabile. A tale fine potrebbero essere usati o le detrazioni fiscali con cessione del credito, o strumenti come il conto termico, che riteniamo dovrebbe prevedere per le case popolari famiglie in povertà energetica anche la possibilità di interventi di efficientamento energetico sulle superfici opache e trasparenti e sugli impianti, in particolare con pompe di calore elettriche o caldaie ibride associate al fotovoltaico. 

Inoltre si dovrebbero valutare azioni di supporto con contributi in conto capitale alle comunità energetiche che intendono tutelare chi è in povertà energetica. Questo, si può ottenere valorizzando e incrementando le comunità di enti pubblici e non profit, oppure prevedendo benefici fiscali in relazione ai trasferimenti da parte delle comunità a soggetti non abbienti. 

Andrebbe valutata inoltre la possibilità, a chi può usufruire del reddito energetico, decreto 8 agosto 2023, di inserire le risorse di cui si ha diritto nelle CER, in modo da potenziare la parte attiva delle famiglie a basso reddito. 

Stesso discorso si potrebbe fare per le azioni di efficientamento energetico che si possono venire a realizzare in seguito al recepimento della Direttiva “Case green”. Questa potrebbe essere studiata come un elemento di rilancio di azioni a sostegno delle realtà pubbliche, che ospitano persone in povertà energetica. Ricordiamo che la Direttiva prevede come la transizione sostenibile non si debba ripercuotere su un aumento di canoni di affitto, per cui gli incentivi devono essere condizionati a un non aggravio dei canoni. 

Attenzione che va posta anche al Terzo Settore che molto spesso offre, proprio per le fasce di popolazione più svantaggiate, un supporto fondamentale. In questa direzione, il fondo di 100 milioni appena individuato per efficientare le strutture edilizia non risulta sufficientemente adeguato rispetto alla quantità di soggetti che potrebbero usufruirne. Per questo chiediamo che anche i soggetti del terzo settore, con particolare riferimento a quelli che si occupano delle condizioni di difficoltà delle famiglie, possano o rientrare nel sistema incentivante o avere maggiori fondi con iter semplificati. 

Un’altra strada che proponiamo prevede un’azione sinergica tra utility e PA, con cui agevolare le PA a livello locale con le utility per agire a supporto delle persone in povertà energetica. Per farlo si può realizzare una proposta commerciale a chi ha Isee tra 9.531-30 mila euro in modo da massimizzare la quantità di risorse che è possibile investire. Le persone possono essere indicate dagli stessi comuni in questa prima fase, in attesa di avere una maggiore puntualizzazione sulla definizione sulle persone in povertà energetica. Infine sul profilo della informazione e conoscenza come Alleanza crediamo nel valore della sinergia tra diversi stakeholder al fine di ottimizzare le conoscenze e le competenze. A tale proposito chiediamo di inserire nella composizione dell’Osservatorio ministeriale della povertà energetica anche elementi esterni competenti come rappresentanti del terzo settore e delle multiutility o di loro aggregazioni, come la stessa Alleanza, al fine di ottenere e diffondere informazioni in modo efficace. 

Aeci, Cittadinanzattiva, Fire, Federconsumatori, Fratello Sole, Gruppo Italia Energia, Legambiente, Osservatorio Imprese e Consumatori, Studio Sani Zangrando.
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