Erica Borghi che porta avanti nel mondo della comunicazione una visione fatta di lentezza, ascolto e una vita lontana dai riflettori.
C’è una professionista della comunicazione che lavora ogni giorno con social media, branding, contenuti, identità aziendale e visual design, ma che da quasi dieci anni non possiede una televisione, spegne spesso il telefono e ha scelto di vivere e lavorare nella campagna bolognese per proteggere una risorsa sempre più rara: l’attenzione. Si chiama Erica Borghi, è nata a Bologna nel 1988, vive a Minerbio ed è fondatrice di Borghi Design, studio di comunicazione visiva, branding e direzione creativa che negli anni ha seguito oltre cinquanta attività del settore food tra Bologna e Ferrara, collaborando con alcuni dei nomi più significativi della ristorazione, della pasticceria e dell’ospitalità emiliana.
Una storia professionale costruita all’incrocio tra arte, scrittura e comunicazione visiva. Dopo il Liceo Artistico e le prime esperienze nel mondo della grafica e della comunicazione per il settore alimentare, Borghi ha sviluppato un percorso che l’ha portata a lavorare per aziende, istituzioni e attività del territorio, occupandosi di identità visiva, storytelling, branding, visual design e direzione creativa. Tra le collaborazioni figurano realtà come Gino Fabbri, Mimì Bologna, Maurizio Busi della Pasticceria Paola, Principe Bologna, Zucchini, Pasticceria Linda, Lost Road, L’Arte della Pasta, Gratifico, Amali e numerose altre attività che hanno contribuito a definire il panorama gastronomico contemporaneo dell’Emilia-Romagna. A queste si affiancano esperienze nel settore istituzionale e culturale, come la direzione artistica per Banca AGCI (oggi Banca Cambiano) e le campagne di comunicazione per la stagione teatrale di Palazzo Minerva a Minerbio.
Ciò che rende oggi particolarmente interessante il suo percorso è il modo in cui interpreta il concetto stesso di comunicazione. In un momento storico in cui il settore sembra orientato verso una produzione continua di contenuti, una presenza costante online e una ricerca permanente della visibilità, Borghi rivendica un approccio differente. Utilizza gli strumenti digitali, ma rifiuta il principio del “martellamento”. Lavora con le immagini e con i social, ma non crede che la quantità possa sostituire la qualità delle relazioni, comunicando il food dal silenzio della campagna bolognese.
“Le aziende sono fatte di persone”, è una convinzione che attraversa il suo lavoro. Prima di progettare contenuti, immagini o strategie, cerca il contatto diretto, l’ascolto e la comprensione delle storie che si trovano dietro ogni attività. Una filosofia che trova riscontro anche nelle sue scelte personali. Oggi organizza il proprio lavoro in una dimensione più raccolta e vicina alla natura. Corre, si sposta spesso in bicicletta, scrive, pianta alberi e prova a limitare le distrazioni digitali. Non come gesto nostalgico o ideologico, ma come ricerca di una maggiore presenza nel proprio lavoro e nella vita quotidiana.
Accanto all’attività professionale, continua infatti un percorso artistico che accompagna la sua storia fin dall’adolescenza. Pittrice e scrittrice, ha partecipato negli anni a mostre, workshop e progetti formativi con figure di riferimento del panorama creativo italiano. Erica Borghi rappresenta oggi una figura professionale difficilmente classificabile secondo le etichette tradizionali del settore. Designer, art director, storyteller e autrice, lavora per costruire identità riconoscibili e durature in un contesto in cui tutto sembra diventare rapidamente intercambiabile. Una posizione controcorrente che intercetta uno dei temi più attuali del nostro tempo: come continuare a comunicare efficacemente senza rinunciare all’attenzione, alla profondità e all’autenticità. Perché forse la vera innovazione, oggi, non è parlare di più. È riuscire a dire qualcosa che valga ancora la pena ascoltare.



















