Generazioni a confronto: cosa chiedono al lavoro Gen Z, Millennials, Gen X e Baby Boomer

Indagine Ipsos Doxa per Pluxee Italia.

Anche con lo stesso stipendio, due lavoratori su tre valuterebbero di cambiare azienda se potessero contare su un welfare migliore. Lo conferma la ricerca “Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile[1] di Pluxee Italia, leader nel settore dei benefit aziendali e dell’engagement dei dipendenti, condotta in collaborazione con Ipsos Doxa, che mette a confronto le aspettative delle diverse generazioni nei confronti del lavoro e del welfare aziendale.

Esistono esigenze specifiche per fascia generazionale, ma il punto di partenza resta comune: una retribuzione adeguata (46%). Un dato trasversale peretà, generi, ruoli, territori e dimensione aziendali che conferma come la componente economica resti il punto di partenza imprescindibile nella ricerca del lavoro. A questa si affianca però anche una crescente attenzione al welfare aziendale, oggi considerato una priorità da oltre un quarto dei lavoratori (28%), senza significative differenze generazionali.

Il divario generazionale emerge, invece, in modo particolarmente marcato sul fronte della crescita professionale. Le opportunità di carriera e di sviluppo lavorativo sono indicate come una leva prioritaria dal 30% del campione complessivo, quota che sale significativamente al 42% tra la Gen Z (16–29 anni). Per le nuove generazioni, infatti, il lavoro è sempre più vissuto come un percorso da costruire nel tempo, fatto di competenze da sviluppare, prospettive chiare e reali possibilità di evoluzione, più che come un semplice ruolo da ricoprire.

La richiesta di flessibilità e di un buon clima aziendale confermano quanto la qualità dell’esperienza lavorativa sia oggi sempre più legata a bisogni diversi per generazione: da un lato orari più flessibili, smart working e work-life balance, particolarmente rilevanti per Gen Z e Millennials; dall’altro un ambiente sereno, stabile e collaborativo, indicato come prioritario soprattutto da Generazione X e Baby Boomer.

In questo contesto, il welfare aziendale emerge come una leva sempre più concreta e distintiva nella proposta di valore delle aziende. La ricerca evidenzia infatti che, a parità di condizioni retributive, due dipendenti su tre dichiarano che un pacchetto welfare più competitivo aumenterebbe la loro propensione a cambiare azienda. Questa tendenza risulta ancora più marcata tra i più giovani, arrivando al 70% nella sola Gen Z.

Il dato conferma come il welfare non sia più percepito solo come un benefit accessorio, ma come uno strumento capace di incidere sulle scelte professionali. Per la Gen Z, in particolare, il welfare viene valutato positivamente sia come contributo concreto alle spese familiari e all’integrazione del reddito, sia come supporto per bisogni reali, svaghi e spese extra.

“La ricerca conferma che la retribuzione resta un elemento imprescindibile, ma mostra anche come le aspettative verso il lavoro siano sempre più articolate e differenziate per generazione. I più giovani guardano con attenzione a crescita, flessibilità e work-life balance, mentre le generazioni più mature attribuiscono maggiore importanza a stabilità economica e clima aziendale. In questo contesto, il welfare aziendale può diventare una leva concreta di attraction e retention, soprattutto quando è costruito sui bisogni reali delle persone e integrato in una proposta di valore più ampia”, dichiara Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director di Pluxee Italia.

Note:

[1] Ricerca condotta su circa 900 lavoratori dipendenti, selezionati dal panel proprietario Ipsos Doxa ed opportunamente distribuiti secondo genere, età, area geografica e dimensione del comune di residenza.

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