Esiste un’età ideale per diventare imprenditori?

Una ricerca condotta da un team internazionale di studiosi, tra cui Steven Brieger di NEOMA Business School, mette in discussione l’idea che fare impresa sia più facile da giovani.

Nel mondo delle startup e dell’innovazione, l’imprenditorialità viene spesso associata ai più giovani: l’immagine dell’imprenditore under 30, dinamico e disposto a rischiare tutto per una nuova idea, continua ad alimentare l’immaginario collettivo. La ricerca mostra però una realtà più articolata, nella quale capacità imprenditoriale e probabilità di successo cambiano nel corso della vita. 

Se da un lato i più giovani tendono ad avere maggiore propensione al rischio e alla sperimentazione, dall’altro dispongono spesso di minori risorse economiche, reti professionali più limitate e meno esperienza manageriale. Al contrario, gli imprenditori più maturi possono contare su competenze consolidate, maggiore conoscenza del mercato e reti di contatti più ampie, adottando generalmente un approccio più selettivo e strategico. 

Il momento più favorevole? Intorno ai 45 anni 

Secondo lo studio, il rapporto tra età e imprenditorialità segue una sorta di “curva a U inversa”: la probabilità di avviare progetti imprenditoriali solidi cresce progressivamente fino a raggiungere un picco intorno ai 45 anni, per poi diminuire nelle età più avanzate. 

In questa fase della vita, esperienza professionale, autonomia economica, fiducia nelle proprie capacità e conoscenza del settore tendono infatti a combinarsi in modo particolarmente favorevole. Allo stesso tempo, però, aumentano anche responsabilità familiari e vincoli personali, elementi che possono limitare tempo ed energie da dedicare a un nuovo progetto. 

Tuttavia, non esiste un modello unico di imprenditore e l’imprenditorialità non è affatto incompatibile con l’età avanzata. Molti professionisti over 60 avviano nuove attività dopo aver raggiunto una maggiore stabilità economica e professionale, spesso con obiettivi diversi rispetto alle generazioni più giovani. 

Motivazioni personali, percorso professionale, condizioni economiche e accesso alle risorse influenzano profondamente il modo in cui le persone si avvicinano all’imprenditorialità. In alcuni casi, avviare un’impresa rappresenta un’opportunità per valorizzare competenze maturate nel tempo; in altri, una possibilità di cambiamento professionale o di maggiore autonomia. Proprio per questo motivo, l’età da sola non rappresenta un indicatore sufficiente per comprendere il potenziale imprenditoriale di una persona.  

Ripensare gli stereotipi sull’imprenditorialità 

Nonostante queste considerazioni, persistono ancora numerosi stereotipi legati all’età. I giovani vengono spesso percepiti come troppo inesperti o impulsivi, mentre gli imprenditori senior rischiano di essere considerati meno dinamici o innovativi, nonostante le competenze maturate nel tempo. 

Anche le disuguaglianze di genere incidono sui percorsi imprenditoriali: tra i 35 e i 55 anni le donne incontrano più frequentemente ostacoli legati alla gestione delle responsabilità familiari, che possono limitare le opportunità di avviare un’attività. Allo stesso tempo, molte riescono a valorizzare esperienze e competenze maturate in diversi ambiti della vita personale e professionale, sviluppando iniziative ad alto impatto sociale. 

Nel complesso, più che dall’età anagrafica, la capacità di avviare un’impresa sembra dipendere da fattori come esperienza professionale, fiducia nelle proprie competenze, accesso alle risorse e percezione delle opportunità. Il potenziale imprenditoriale può evolvere nel tempo e assumere forme diverse nelle varie fasi della vita professionale, mettendo in discussione l’idea di un’unica età “ideale” per fare impresa. 

Lo studio completo è disponibile al link seguente: Entrepreneurship, age, and the lifespan: Taking stock and avenues for future research – ScienceDirect 

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